Aaron Seigo sui formati chiusi

Non ho mai visto la questione dei formati proprietari in questo modo…

Parafrasando

Ci sono documenti ufficiali di pochi anni fa, completamente inaccessibili perché il software che li leggeva non esiste più, mentre possiamo tranquillamente consultare mappe e documenti scritti centinaia di anni fa.

Rischiamo di arrivare ad un punto in cui i documenti prodotti dall’uomo non saranno più accessibili, la storiografia stessa e le nostre tracce rischiano paradossalmente di scomparire con l’avvento dei computer, se non si pone rimedio.

Credo che ultimamente Aaron si stia rivelando una delle personalità più interessanti nel nostro panorama.

19 pensieri su “Aaron Seigo sui formati chiusi

  1. leggo altrove (http://studiocelentano.it/d.asp?id=25494&opt=ict) che tra 3 anni sarà obbligatorio il processo civile telematico.
    Poi leggo questa notizia…

    La giustizia è base di ogni stato democratico. Che stato potremo mai avere se possono ottenere un giusto processo solo quelli che hanno la possibilità di leggere il formato office14?

    Nella scuola dove insegno un bambino dice “io non ho power point a casa” e l’insegnate risponde “be’, dì ai tuoi di investire e comprare un computer nuovo”…

    La vedo dura, molto dura…

  2. Sì ma se posso far notare l’ironia….questo filmato è stato messo a disposizione su youtube.com in formato flash, e solo flash (ho controllato anche con l’estensione Unplug per firefox). Quindi questa intervista su quanto sia pericoloso usare formati proprietari per diffondere la conoscenza viene esso stesso diffuso tramite un meccanismo a sorgente chiusa e proprietaria…anche se per fortuna gratuita (utilizzo della banda per scaricarla a parte ;) ) (uhm stranamente totem è in grado di riprodurre il filmato
    ..è meglio di quanto credessi questo riproduttore, prendetelo da un utente kde).

    Nota: non è un flame contro Flash o Adobe (che tutto sommato perlomeno ci provano a supportare un poco Linux, al contrario di molti altri :D ), voglio solo far notare l’ironia :D

  3. Non per dire ma è abbastanza banale come commento. La settimana scorsa ho letto un libro di fantascienza pubblicato nel 1980 dove si faceva lo stesso discorso.

  4. #9.. Se supportassero veramente linux, ci sarebbe già Adobe Photoshop o Flash per linux… e tanti avrebbero già per così dire, cambiato sponda!
    Seigo è un grande niente da dire :| L’ho letto per la prima volta durante le prime voci su KDE4 e trovo che sia veramente fondamentale per il futuro di KDE.. Quindi indirettamente di linux stessa!

  5. discutevo del problema dei file inaccessibili con collega di lavoro che mi ha appunto detto che non e’ piu’ in grado di leggere la sua tesi di laurea, scritta nel ’88, per 2 motivi:
    1) non esistono piu’ computer con lettori di floppy da 5.25 pollici O_O
    2) anche volendo…non esiste piu’ un programma che gira sui moderni sistemi operativi in grado di aprire il file della sua tesi.
    E chissa’ quanti altri documenti piu’ o meno importanti sono stati perduti per questo genere di problemi!

  6. Veramente interessante. In effetti per assurdo non ci avevo mai pensato.
    Un dirigente di BNL un tempo mi disse “Non c’è cosa che nel contempo possa risiedere in un pc ed essere di importanza capitale per un essere umano!”.
    Inizio a pensare dopo anni che abbia ragione lui… ma il dubbio resta.
    Voglio dire… non per un essere umano: ma per una intera comunità?

  7. Il problema fondamentale non e’ se il software sia a codice aperto o chiuso ma se il formato in cui questo software scrive sia aperto o meno.

    Per il momento la problematica passa solo tra gli addetti ai lavori ma con il diffondersi dell’informatizzazione sempre piu’ utenti ne stanno subendo gli effetti deleteri.

    Vi invito (anche io) a leggere questo articolo di Jonathan Schwartz (CEO di Sun)

    http://blogs.sun.com/jonathan_it/entry/le_foto_delle_mia_famiglia

    in maniera semplice traccia il problema.

    Il cosidetto problema dell’ “obsolescenza tecnologica” è ancora uno dei problemi aperti dell’informatica moderna.

    Solo formati aperti potranno garantire un corretto accesso all’informazione nel tempo.

    Per tornare all’esempio del video, il problema non sta nel player (flash) utilizzato per la diffusione del video stesso ma nella codifica (V7) proprietaria e chiusa.

    Se un giorno la 02 decidesse per sua spontanea volonta’ o per vicissitudini inprevedibili di non supportare piu’ questo codec che succederebbe?? la stragrante maggioranza dei video oggi disponibili su internet nel giro di poco tempo diventerebbero illegibili per i piu’.

    E’ un problema risaputo, come giustamente qualcuno fa notare, ma ancora scarsamente affrontato.

    Il rischio e’ di perdere completamente la nostra memoria storica, meditate su questo prima di utilizzare la funzione salva di qualunque software stiate usando (open o closed).

  8. ne parlava parecchio tempo fa Beppe Grillo in uno spettacolo che terminava con la distruzione di un computer.
    paradosso: libri antichissimi ancora leggibili, un nastro impossibile da leggere con i moderni computer
    per non parlare dei floppy… nei portatili non ci sono piuuuuu
    e io li adoravo tanto i floppettini

  9. Si, il problema è dibattuto da tempo, e ultimamente (qualche mese fa) è tornato alla ribalta a proposito delle agenzie fotografiche.
    Naturalmente vado un po’ OT, perché mi riferisco non solo ai formati proprietari, ma anche e soprattutto all’obsolescenza tecnologica.
    Siamo davvero all’assurdo, se pensiamo che da una lastra in vetro della fine ‘800 o da un negativo in celluloide degli anni ’20 possiamo stampare tuttora una bellissima foto in b/n, mentre rischiamo di non poter più leggere un file in (ad es.) jpeg fra soli 20 o 30 anni.
    Alcuni mesi fa, dicevo, ci furono delle voci riguardo alle grandi banche immagini, che stavano meditando se ritrasferire molte (o tutte) foto in loro possesso su supporto fisico, in due parole sulla vecchia pellicola.
    Se mi consentite una divagazione strettamente personale, vedo una certa “giustizia cosmica” in questo: la negativa è un oggetto costituito da materiali inorganici (i sali d’argento che compongono l’immagine e la plastica del supporto dagli anni ’50 in poi) ma anche organici (la “gelatina” che porta i sali d’argento e la celluloide nei casi pre-1950).
    Una specie di vittoria morale della civiltà degli oggetti su quella dell’informazione?
    La natura che, piano piano, con i suoi ritmi e tempi, riprende il controllo?
    Troppo filosofico? Mah!

  10. sì non è una cosa esattamente nuova, è stato uno dei primi argomenti in uno dei corsi complementari del mio CdL in Informatica (tratta da vari testi), certo è in generale uno spunto di riflessione interessante

    @alegallo: bel commento

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