Se i soldi saranno pubblici, che i risultati siano pubblici

Ricevo e pubblico, da parte di Paolo Didonè:

Nonostante il Centro di Ricerca Microsoft di Trento e i “Centri per ‘Innovazione” promessi dai ministri Mussi e Nicolais in collaborazione non Microsoft, siano due iniziative diverse e difficilmente confrontabili, l’Associazione per il Software Libero mette in evidenza un fatto politico importante: sono entrambi finanziati con soldi pubblici.

La Regione Piemonte e il Politecnico di Torino sono i primi ad aver realizzato gli intenti del Governo siglando un accordo con Microsoft, ma il Rettore del Politecnico, Prof. Profumo, si è pubblicamente impegnato affermando che

«dato che i soldi saranno pubblici, anche i risultati saranno pubblici»

L’Associazione per il Software Libero accoglie con soddisfazione queste dichiarazioni e si dice pronta ad accettare l’invito che il Rettore ha rinnovato davanti alla stampa.

A Trento invece la situazione è diversa: nonostante i risultati della ricerca siano al 50 % proprietà di Microsoft, i costi del Centro di Ricerca di Trento vengono sostenuti esclusivamente dai cittadini.

L’Associazione per il Software Libero produce e pubblica un rapporto chiarificatore sullo stato di questo progetto, analizzando accuratamente i bilanci e un gran numero di altri documenti pubblici facilmente reperibili su Internet, rilevando che:

  • l’impegno previsto da parte di Microsoft Research Limited non solo è minoritario rispetto a quello pubblico, ma viene erogato sotto forma di “versamenti in conto capitale”, i quali possono ritornare a disposizione della multinazionale allo scioglimento del Consorzio nel 2010;
  • anche se diversi esponenti di Microsoft e del Governo parlano di “evitare la fuga di cervelli” dall’Italia, risulta invece che gli stipendi percepiti dai ricercatori sono poco più di un decimo di quelli dei loro colleghi inglesi;
  • infine – e più grave – i risultati delle ricerche prodotti dal Centro in questione non saranno liberamente disponibili, infatti esiste già il divieto all’uso per fini commerciali (nulla vieta che in futuro i risultati della ricerca vengano brevettati).

Il trasferimento di fondi pubblici alla ricerca privata non solo rappresenta un problema etico di accesso alla conoscenza, ma va a configurare una situazione di vantaggio economico a favore di una
singola società privata, la quale detiene già una posizione dominante sul mercato ICT.

Per questi motivi l’Associazione per il Software Libero chiede pubblicamente alla Giunta e al Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e al Ministero dell’Università e della Ricerca di:

  • rendere pubblici tutti i documenti e gli accordi, tutt’oggi ssegreti, siglati con Microsoft Corporation e le sue controllate;
  • rivedere le politiche di finanziamenti pubblici destinati al Centro di Ricerca Microsoft di Trento;
  • esigere dalla società consortile The Microsoft Research – University of Trento Centre for Computational and Systems Biology il rilascio del software prodotto sotto i termini della licenza GPL della Free Software Foundation (o altre compatibili);
  • esigere dalla società consortile The Microsoft Research – University of Trento Centre for Computational and Systems Biology il rilascio e la pubblicazione a titolo gratuito di tutti i paper scientifici, rapporti tecnici o altri documenti prodotti dai ricercatori del Centro, senza alcun tipo di restrizione.

Purtroppo la mia idea è che una volta entrati in gioco interessi economici del genere, non sarà molto semplice far valere le nostre ragioni, per quanto giuste. Incrociamo le dita e stiamo a vedere i risultati di queste richieste.

L’unica cosa che posso fare io è diffondere questi botta-e-risposta, sperando che serva a qualcosa

35 pensieri su “Se i soldi saranno pubblici, che i risultati siano pubblici

  1. Faccio questo primo post su un blog che seguo costantemente e con interesse, principalmente poiche` riguarda direttamente il mondo della ricerca internazionale, mondo del quale faccio parte da alcuni anni.

    Ho visto questo argomento trattato in modo demagogico da diversi blog e quotidiani nazionali e volevo cercare di mettere il tutto nel giusto contesto.

    1) e` assolutamente normale che un governo finanzi ricerca privata: lo fa` l’unione europea, lo fanno gli stati uniti ed in genere il capitale pubblico e` solo un frazione degli investimenti totali

    2) gli articoli scientifici NON sono per definizione gratuiti. Il loro contenuto e` di pubblico dominio, ma i diritti di pubblicazione appartengono agli editori.

    3) per quanto la GPL sia la nostra (non la mia) licenza preferita, essa non e` l’unica esistente. A quanto mi risulta i codici sviluppati da Microsoft Research sono rilasciati sotto un licenza MSR-SSLA, una licenza opensource con alcuni limiti su derivati e versioni commerciali

  2. Entro nel merito del punto 2 :

    “gli articoli scientifici NON sono per definizione gratuiti. Il loro contenuto e` di pubblico dominio, ma i diritti di pubblicazione appartengono agli editori.”

    Non sono d’accordo, nel senso che e’ anche peggio.
    Roberto, visto che fai parte del modo della ricerca sai bene che il contenuto degli articoli non e’ di pubblico dominio , ma si paga parecchio solo per leggerli.
    Esempio : il governo finanzia una ricerca, che viene pubblicata su una rivista di prestigio e per leggere quell’articolo si va in biblioteca ,perche’ la rivista costa troppo (per chi non lo sapesse guardi quanto costa un abbonamento a cell ,science o nature tanto per fare alcuni nomi). Quindi lo stato deve stipendiare chi fa l’articolo e pagare l’abbonamento della rivista per poterla leggere. Ma che senso ha ?
    Dici che i diritti di pubblicazione sono degli editori, ma non sarebbe l’ora di svegliarsi e richiedere che solo i diritti di “prima” pubblicazione siano degli editori, dopo di che inserire l’articolo in archivi aperti (http://en.wikipedia.org/wiki/Open_access) in modo che tutti possano usufruire di quella determinata ricerca , visto che e’ pagata con i soldi dei contribuenti ?

  3. @Roberto
    Appunto, e tutto ciò è sbagliato. Se si tratta di finanziamenti intesi come “agevolazioni” il discorso è diverso, ma Microsoft non mi sembra certo possa proporsi ad avere un trattamento del genere

  4. @ Roberto:
    la MSR-SSLA non consente le 4 libertà fondamentali… quindi non è compatibile con la GPL… quindi non è freesoftware

  5. Premettendo che qualsiasi investimento in ricerca nel nostro paese e’ ben accetto.
    Il problema e’ che l’investimento statale non e una frazione ma la quasi totalita’ del capitale investito, quindi si tratta di ricerca pubblica mascherata da ricerca privata, e’ per questo che i risultati devono essere resi pubblici.
    Per quel che riguarda la MSR-SSLA, essa non pone alcuni limiti su derivati e versioni commerciali, li impedisce proprio (leggi qui http://research.microsoft.com/nec/msrsense/license.htm), questo non mi sembra il modo migliore per permettere la nascita di nuove aziende che facciano dei risultati della ricerca il loro miglior prodotto.

  6. Trovo sbagliato e ridicolo che un ministro comunista quale Mussi stringa accordi del genere. Secondo me emerge una completa ignoranza in materia.. devono finanziare la ricerca e pensano subito a microsoft proprio come il neofita che acquista il primo pc chiede subito se c’è Vista :-D

  7. Ogni centesimo delle tasse che paghiamo per la ricerca deve produrre risultati che siano accessibili a tutti coloro che l’hanno finanziata. Tutto il resto sono distorsioni.
    C’e’ poi il problema degli articoli scientifici i cui lavori vengono finanziati con fondi pubblici e vengono molto spesso pubblicati su riviste che poi altri ricercatori della stessa nazione, o al limite dello stesso centro di ricerca, devono pagare nuovamente per poterne usufruire.
    Quando pubblicate un lavoro su una rivista a pagamento, rendetene disponibile una copia su un server pubblico, magari dopo averla modificata leggermente.

  8. fosse solo per quello.. il Centro di ricerca Microsoft ha solo scopo “propagandistico”, e niente altro. Per la Provincia di Trento è solo una spesa, e sinceramente qua si chiedono tutti a cosa serva, visto che il numero di ricercatori assunti è basso e la maggior parte sono stranieri (più che fuga di cervelli dall’Italia serve ad aumentare la fuga dei cervelli degli altri paesi verso l’Italia)..
    Comunque sono d’accordo con il senso del post, peccato che a fini pratici poi la realizzazione sia difficilissima..

    PS la cosa divertente comunque è che al centro di ricerca Microsoft di Trento utilizzano un bel “clusterone” linux :D

  9. In Italia è così, è sempre stato così e sempre sarà così almeno fino a che noi italiani permetteremo queste cose.
    Dovremmo mandare a casa tutti i policiti, e con tutti intendo proprio TUTTI e ricominciare da zero con persone nuove e davvero capaci.

    Per quanto riguarda la fuga di cervelli, bè se andando in inghilterra o solo in svizzera si guadagna 10 volte di più, io ci vado, non so voi. (Anche se l’italia mi mancherebbe un casino…)

  10. Non vorrei passare per il solito qualunquista quacquaraquà, ma mi sembrà ovvio che definizioni come “comunista”, “fascista”, “centrista” (e via discorrendo con tuttli gli altri “-ista”), siano prive di significato quando applicate al mercato (che di libero secondo me ha ben poco, ma vabbè) …
    Sono solo etichette usate da chi non riesce ad inquadrare le persone se non ponendole all’interno di classi ben definite e in teoria prevedibili, ma che alla fine si uniformano e scompaiono di fronte ad interessi solo vagamente immaginabili.

  11. Se c’è veramente chi ritiene normale che un privato possa guadagnare (o acquisire un vantaggio competitivo) con i soldi pubblici, allora la vedo molto dura per le nostre idee…
    Anche se non si otterrà nessun risultato concreto, iniziative come questa possono servire a sensibilizzare l’opinione pubblica. Di questi tempi non è poco.

  12. Qualcuno sa se quanto lamentato da Paolo Didoné è già stato fatto presente a una qualche commissione europea che sia competente al riguardo?

    Secondo me, potrebbe essere una strada

  13. @randolph
    Beh, il senso dei finanziamenti ai settori in difficoltà è proprio quello…ovvio che un discorso del genere in questa situazione non c’è verso di farlo entrare

  14. @Matteo #9
    …e una volta che abbiamo tolto TUTTI i politici? Chi ci mettiamo? Te?

    Il problema non sono SOLO le persone che vanno al potere ma il sistema in sè, oltre al fatto che in Italia il senso civico è ad un livello molto ma molto basso

  15. Ma vi rendete conto che per la microsoft le leggi (anche morali/etiche) non contano nulla? v. http://webnews.html.it/news/leggi/6181/microsoft-lantitrust-non-e-piu-ostile/
    Stiamo parlando di una società che vuole speculare anche sul terzo mondo dove i soldi non ci sono per niente, figuriamoci se in qualche modo non deve rubare i soldi agli italiani -anche se già lo fa facendo preinstallare windows in ogni computer-! questa è una compagnia che per il potere economico che ha è capace di corrompere tutte le persone al governo, e farsi regalare per la ricerca tutti i soldi che vuole. Poi però chi è che andrà a dirgli di GPL-izzare i risultati delle ricerche?

  16. @Roberto:
    Grazie per la testimonianza, per fortuna la ricerca di quel tipo non è (ancora) ai livelli della ricerca farmaceutica, per dire, ma ho paura che il termine di paragone sia più o meno un modello come quello.

    Seguire la prassi non è sempre il procedimento più corretto, credo che come ricercatore tu mi dia ragione in questo :)

    @tutti:
    Comunismo, Fascimo, Centrismo, Qualunquismo… non crediate che solo perché si sputtanano questi luoghi comuni ci sia una differente idea di fondo tra politici di diversi schieramenti, specie tra quelli che decidono *veramente*.

    Ho smesso da tempo di pensare in termini di -ismi vari. Contano solo soldi e potere. Soldi e potere. Chiacchiere e distintivo (cit)

  17. @ Roberto

    Quello che dici tu in 2) è vero, ed è un grosso problema. Le università investono denaro per formare e far studiare i ricercatori, investono denaro per stipendiarli e quando questi producono, i loro articoli vanno su riviste private, che le stesse università dovranno ricomprare se vorranno far studiare i futuri ricercatori..

    È evidente che in questo modello il sistema universitario ha una perdita netta, mentre quello editoriale guadagna senza fare nulla. Ma piano piano la gente se ne sta rendendo conto e spero che tra qualche ci siano solo articoli ad accesso libero in rete.

  18. @Mario
    il contenuto degli articoli E` di pubblico dominio. Se tu scrivi qualcosa automaticamente chiunque puo` usare il tuo lavoro per scopi commerciali o per estendere la tua ricerca. Ovviamente la pubblicazione in se non e` gratuita in quanto ciascun editore sostiene delle spese per rendere disponibile l’articolo (carta, distribuzione per le versioni cartacee o hardware, banda per quelle online).

    @felipe
    Non e` una questione di prassi. E` tra gli scopi del governo ridistribuire tramite opere pubbliche, investimenti ed altre attivita` le entrate fiscali. Il centro microsoft ha permesso a molti ricercatori italiani di continuare la propria attivita in italia ed ha aumentato in maniera considerevole la conoscenza in quel specifico settore (io faccio ricerca nelle telecomunicazione wireless ma ho visto molte pubblicazioni del centro microsoft research.

    @F4l3.Net
    Mahhh non sara` free software ma quella stessa licenza mi ha permesso di modificare del codice rilasciato di microsoft research (http://research.microsoft.com/mesh/) per scopi di ricerca. Sinceramente le altre limitazioni sono irrilevanti in questo contesto. Visto che esistono articoli sceintifici che descrivono le idee implementate quindi chiunque puo` scrivere una propria implementazione.

  19. @Roberto. Il contenuto degli articoli NON è di pubblico dominio, altrimenti chiunque potrebbe riprodurli (in particolare gli autori potrebbero tenerne una copia sulla propria pagina web). Non so come sia nel resto dei settori, ma nel mondo della matematica quella di tenere i propri articoli sulla propria pagina (e su arxiv.org) è prassi comune, forse tollerata, ma non legale. Gli editori possono diffidare gli altri dal diffondere il materiale pubblicato sulle loro riviste.

  20. Uhm…io sono uno studente universitario in Biologia, e come tale venire a sapere che Microsoft stia investendo parecchio nel settore qua in Italia mi fa venire strani dubbi.

    Fino a questo momento, molti dei programmi che sono stati usati in Bioinformatica sono

  21. Felipe, il tuo sito continua a ricaricarsi, non sono in grado di finire il commento qui!! :( Lo scrivo a parte e poi posto, ma sarà bene che controlli il sito…si ricarica all’improvviso impedendomi di finire…

  22. @Andrea
    Pubblico dominio e diritti di riproduzione sono due cose diverse. Pubblico dominio significa che chiunque e` autorizzato ad utilizzare il mio lavoro sia per scopi commerciali che di ricerca citando ovviamente la fonte originale. Un lavoro pubblicato impedisce in genere la creazione di un brevetto su quell’argomento e rende disponibile a tutti i risultati di una ricerca. L’autore mantiene il copyright sull’articolo,ma non ha diritti (commerciali ad esempio) su implementazioni etc.

    Viceversa i diritti di riproduzione sono quasi sempre ceduti dall’autore ad un editore. Cmq a livello pratico il problema non esiste, qualunque biblioteca universitaria sottoscrive abbonamenti alle maggiori riviste scientifiche.

    Tutto questo vale in particolare per l’Europa, negli states la situazione e` un po` diversa. Cmq credo che il tutto stia diventanto un po OT :)

  23. Allora…io sono uno studente universitario in Biologia, e come tale venire a sapere che Microsoft stia investendo parecchio nel settore qua in Italia mi fa venire strani dubbi.

    Fino a questo momento, molti dei programmi che sono stati usati in Bioinformatica sono soprattutto per piattaforme Unix / Linux da quel che so. Quelli opensource sono quasi più disponibili su Linux che su Windows; ci sono programmi attualmente molto usati e quasi indispensabili (come Phred/Phrap Consed, un programma per server Unix molto usato e disponibile anche come sorgente – ma a pagamento salato se non si è parte di un’università) che girano SOLO su piattaforme Unix e non su windows. Sono stato in un laboratorio di bioinformatica americano per qualche giorno, e usavano SOLO mac per questa ragione. Inoltre, quando c’era lezione di Bioinformatica in un aula dotata di soli computer Linux, una volta su tre bisognava connettersi ad un server Unix per usare i programmi necessari…usando un ulteriore programma (a pagamento, credo) che permetteva a Windows Xp di interfacciarsi appunto con Unix…ovviamente io staccavo il cavo di rete e mi connettevo direttamente da Kubuntu con la fida Konsole senza tanti problemi, e infatti quel programma di interfaccia non ho mai imparato a usarlo *ghigno*

    Comunque, quest’area di ricerca è al calor bianco al momento. Con il rilascio opensource dei genomi di migliaia di organismi (visitare EMBL o NCBI per rendersene conto :D ) negli ultimi dieci anni sono arrivate carriolate di finanziamenti, anche nell’area della bioinformatica…per il semplice motivo che si tratta di montagne di dati da elaborare, di cui si capisce ancora poco, e per cui è *necessario* ideare dei metodi di analisi informatica…ve ne rendereste conto se fissaste un foglio bianco con poce kb di lettere… :D

    Il punto è che fino a questo momento, appunto, mi sa che la Microsoft ha investito ben poco nel mercato in questo campo (e infatti di recente la Apple si è vantata che sempre più centri di ricerca biologica preferiscono i Mac a Windows; e posso anche capire il motivo; interfaccia diretta Unix e montagne di programmi specifici…); montagne di soldi che l’azienda potrebbe perdere in futuro, uno neanche lontano. Ergo secondo me ci stanno usando come trampolino per lanciarsi nel mercato. Il che mi andrebbe assolutamente bene di per sé…voglio dire, sono soldi, e ne servono TANTI, ma TANTI, in questo ramo, ve lo assicuro…e significa anche mantenere competenze in Italia, creando un possibile centro di eccellenza…ma..

    1) Investono decisamente poco. Capisco essere degli squali, ma in questo campo meno si investe meno si realizza, e non è che la ricerca italiana venga foraggiata in maniera adeguata dallo Stato (quando ho detto ai miei prof che generi di finanziamenti ricevono i prof negli USA, per farvi capire di qua decine di migliaia di euro di là MILIONI di dollari, be’, potete immaginare la loro faccia). Quindi pochi vantaggi…ma almeno se loro vengono qui possono attirare soldi di altri…si spera..

    2) non è inusuale all’estero che le aziende finanzino nel pubblico ma poi si aspettino di poter brevettare qualcosa, anzi (che ***** di interesse avrebbero, altrimenti? :) ), però la Microsoft è la Microsoft, quindi mah…

    3)E qui c’è da arrabbiarsi davvero, pagano i ricercatori ‘na miseria rispetto all’estero. MA STIAMO SCHERZANDO? Ci trattano come persone del Terzo Mondo, sostanzialmente, se le cifre sono corrette. Suonerò avido, ma a me piacerebbe un giorno lavorare in Italia…ma cercherò di non farlo se qui non iniziano a pagare cifre ragionevoli (=comparabili con quelle di qualunque altro paese industrializzato al nostro livello, o almeno così si presume). Se anche le aziende straniere che investono in Italia si mettono a pagare una miseria i ricercatori, seguendo l’andazzo nazionale, be’, un po’ di speranza crolla…

    Scusate se sembro avido, ma ripeto, in questo campo servono TANTI soldi, e l’Italia ne fa girare pochi, anche a livello di laboratori (e non solo di stipendio). Quasi quasi adesso mi metto a sperare nella Microsoft perché decida di fare le cose seriamente…mah :)

    Vabbe’. Post lungo, troppo probabilmente. Riassunto in poche parole: IMO la Microsoft ha visto un campo redditizio che ha trascurato troppo e vuole usare noi per entrarci. Possibilmente pagando una miseria.

    Spero tanto di sbagliarmi :)

  24. @Roberto: a costo di continuare con l’OT ti rispondo. Innanzitutto pubblico dominio, almeno per quanto ne so, e come è definito su Wikipedia (non che sia la bibbia, per carità) significa che non è vincolati da brevetti, diritti d’autore e copyright. Ad esempio la Divina Commedia è di pubblico dominio, tant’è che la trovi su LiberLiber.

    In secondo luogo il problema pratico esiste perché le università sono sì fornite, ma spendono fior di quattrini per esserlo, e non è che le università italiane navighino nell’oro. Quei soldi potrebbero essere spesi in altro modo.

    Inoltre non è così vero che sono sempre fornite. Ad esempio il dipartimento di Matematica della Sapienza è abbonato a tutte le principali riviste, ma per motivi di costi ha disdetto molti degli abbonamenti elettronici, il che significa che riviste che potrei avere comodamente in pdf devo essere a Roma per consultarle e cercarle in biblioteca.

  25. “risulta invece che gli stipendi percepiti dai ricercatori sono poco più di un decimo di quelli dei loro colleghi inglesi”

    Questi numeri da dove vengono esattamente?

  26. @AS: sto cercando; comunque, posso dire che il protocollo prevede una spesa di 1000000 di dollari in tre anni. Meglio che non mi esprima sulla cifra – è decisamente ridicola. In America ci sono laboratori di 5 persone con milioni di dollari di finanziamenti, nelle università, e qui pretendono che un intero centro di eccellenza venga pagato con un milione di dollari. Lascio a voi fare i paragoni.

    Fonte: http://www.miur.it/Miur/UserFiles/Notizie/2007/ProtocolloDiIntesa.pdf pagina 2 (art. 2, comma 3)

  27. ciao a tutti,
    a proposito di microsoft research e questione open source,
    che ne pensate di questa notizia che ho appena letto?

    http://www.microsoft.com/presspass/features/2007/jun07/06-13aidsresearch.mspx

    (per chi ne vuole un semplice riassunto in italiano:
    http://www.hwupgrade.it/news/software/microsoft-apre-il-codice-di-4-software-per-la-lotta-all-aids_21578.html )

    beneficienza? marketing? celato riconoscimento dell’importanza e dei benefici dell’opensource che non si può predicare per il vil (si fa per dire) denaro???

    boh, io intanto mi informo un po’, uno dei programmi sugli HLA mi sarebbe di una certa utilità…

    OFF TOPIC: chissà che faccia voi tutti avete fatto al notare che ho postato un link del sito microsoft!!! :D

  28. NON FINANZIARE chi non rende pubblico TUTTO quello che si fa, comprese le spese per la carta igienica. altrimenti VIA SOLDI PUBBLICI e via pure le strutture di proprietà pubblica messe a loro disposizione (anche gli edifici dove stanno ora)

  29. @nord blah blah blah
    Fanno tristezza commenti come i tuoi perche sono la dimostrazione piu` evidente di quanto sia provinciale l’italia nel mondo della ricerca. A mio parere se vogliamo fare progressi nel mondo scientifico bisogna smetterla di guardare al proprio orticello e cercare di capire quali sono le strategie piu` valide.

    Negli stati uniti il governo investe ingenti somme in progetti nazionali. Progetti ai quali partecipano sia universita` che aziende. Faccio notare che i risultati di questi progetti sono sia pubblici che privati (brevetti, etc). Faccio notare che i brevetti qui negli states sono una fonte di entrate ANCHE per le universita`.

    Possiamo fare tutta la demagogia che vogliamo, ma alla fine credo si debba riconosce che non l’europa o l;italia a guidare la ricerca mondiale sopratutto in campo tecnologico.

    Saluti

  30. mm sul fatto che facciamo schifo nella ricerca però io ci andrei cauti :)

    Sono d’accordo con te comunque che dovremmo far investire di più nella ricerca, oltre che investirci di più noi stessi…cambiare le regole di ingresso/finanziamento ecc…..

    Però, come facevo notare nell’altro post, il problema al momento non è che la Microsoft abbia investito, ma che abbia investito spiccioli. € 330000 per un’azienda come la loro sono noccioline, e per la ricerca in generale, sono una cifra tutt’altro che esaltante (soprattutto se, ripeto, indirizzate ad un intero centro di ricerca, col rischio che i finanziamenti vadano a pioggia all’intero istituto –> i progetti singoli ricevono ben poco). Con l’opzione tra l’altro di andarsene fra 3 anni e riprendersi tutti i soldi, se capisco il post.

    Ripeto la mia opinione..secondo me investono da noi per poter buttar dentro pochi soldi ma comunque entrare nel mercato della bioinformatica. Mi piace poco, ma del resto sono convinto che se siamo nella situazione di accettare una simile elemosina è decisamente anche colpa nostra (il nostro passato è pieno di aziende di ricerca promettenti buttate al vento, referendum e leggi che limitano la libertà in laboratorio, eccetera, eccetera. Mie opinioni personali, ovviamente).

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